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Domenica 24 maggio le chiese di Beverare e San Martino riaprono alla Messa partecipata con i seguenti orari:
ore 8.00 CHIESA DI S.MARTINO- capienza 80 persone
ore 9.30 CHIESA DI BEVERARE – capienza 65 persone
ore 11.00 CHIESA DI S.MARTINO.- capienza 80 persone
Le riaperture delle chiese sono il frutto degli accordi intervenuti fra il Governo Italiano e la CEI, che di fatto hanno dato il via libera alla partecipazione dei fedeli alle sante messe  già da lunedì 18 maggio.
Siamo ancora in fase epidemiologica e pertanto è necessario rispettare le regole generali che tendono ad evitare il contagio ossia:

a) il distanziamento, b) le mascherine, c) i guanti, d) evitare gli assembramenti.
Per soddisfare queste esigenze sono state concordate delle linee guida che il parroco Don Giuliano Zattarin ci chiede di portare alla attenzione pubblica e che sono le seguenti:
INDOSSARE LA MASCHERINA;
IGIENIZZARE LE MANI NELL’INGRESSO DELLA CHIESA O AVERE I GUANTI;
RISPETTARE SEMPRE LA DISTANZA MINIMA INTERPERSONALE DI ALMENO METRI 1,00;
SEGUIRE LE INDICAZIONI DEI VOLONTARI E COLLABORATORI CHE SONO ALL’ INGRESSO CHE VIGILANO, ACCOMPAGNANO E INDICANO I POSTI E I PERCORSI.
Sempre si deve rispettare il numero massimo di persone che possono essere accolte in Chiesa che e’ indicato all ‘ingresso e controllato dai volontari/ collaboratori.
Si consiglia di arrivare in po’ in anticipo rispetto all’ orario della celebrazione, per non dover sostare fuori in fila e non partecipare all’inizio della S.MESSA.

E’ ASSOLUTAMENTE VIETATO L’ INGRESSO ALLE PERSONE CHE SI TROVANO NELLE SEGUENTI SITUAZIONI:
-PRESENZA DI FEBBRE ( oltre 37,5°) O CHE HANNO ALTRI SINTOMI INFLUENZALI/RESPIRATORI;
-PROVENIENZA DA ZONE A RISCHIO EPIDEMIOLOGICO;
-CONTATTO CON PERSONE POSITIVE AL VIRUS;
Si fa leva sul senso di responsabilità di ognuno nell’evitare la propria partecipazione qualora ritenga di trovarsi in una delle condizioni succitate.

E’ vietato ogni assembramento sia nell’ edificio Chiesa che nei luoghi annessi ( Sagrato, Sacrestia, ecc.).

SAN MARTINO DI VENEZZE (RO) – Intervento la mattina di venerdì 15 maggio dei Vigili del fuoco nell’azienda Brianza Plastica in località Ca’ Donà, a San Martino di Venezze (Rovigo).

I Pompieri sono accorsi con diversi mezzi, le fiamme si sono sprigionate all’interno dell’azienda che produce laminati in vetroresina e coperture e sistemi termoisolanti. Non risultano feriti e intossicati, il pronto intervento dei Vigili del fuoco ha contenuto i danni.

Sul posto anche i Carabinieri per le verifiche del caso, ma la situazione è stata sempre sotto controllo. Anche l’Arpav è intervenuta per effettuare i controlli ambientali dell’area interessata dall’evento.

L’incendio si è propagato rapidamente e ha interessato esclusivamente un’area del reparto di manutenzione dove erano presenti solventi organici infiammabili.
I Vigili del Fuoco hanno velocemente spento l’incendio, evitando la propagazione ai reparti produttivi e riducendo al minimo l’emissione di fumi e delle sostanze della combustione. Arpav ha effettuato le prime verifiche speditive che confermano l’assenza di criticità ambientali.
Sono stati effettuati campioni di aria i cui risultati verranno comunicati, a seguito delle analisi del laboratorio, nei prossimi giorni.

 

 

 

fonte: RovigoOggi

SAN MARTINO DI VENEZZE – Un uomo buono, una persona di grande umanità, uno spirito pacato e profondo. La notizia della scomparsa di don Antonio Donà ha toccato la comunità polesana. Ma soprattutto la sua comunità, quella di San Martino di Venezze, dove risiede la sua famiglia. Famiglia molto numerosa e conosciuta la sua. Un altro suo fratello, Roberto, ha seguito anch’egli la vocazione ecclesiastica, divenendo frate cappuccino.
Partito per l’America Latina all’inizio degli anni Settanta per la missione nel comune di Caculé, nello stato di Bahia, a est del Brasile, dov’è rimasto nel periodo più duro, ai tempi della dittatura. Anni che ne hanno forgiato ancor più il carattere e il suo animo in difesa degli ultimi. Tornato in Polesine ha guidato importanti parrocchie, come quella del Duomo a Rovigo e della Cattedrale di Adria.
“Un dolore grande, perché per me è sempre stato un punto di riferimento”, le parole di padre Roberto, il fratello che ora si trova in convento a Novara.
“Una persona che trasmetteva serenità, che stimava gli altri per com’erano, senza pregiudizi, che aveva voglia di vivere”, il ricordo del parroco di San Martino don Giuliano Zattarin, che svela: “Quando è partito per il Brasile lo abbiamo accompagnato all’aeroporto a Venezia e gli abbiamo fatto una grande festa”.
“La notizia della morte di don Antonio Donà mi ha molto rattristato, anche se sapevo che da tempo non stava bene”, spiega il sindaco di San Martino Vinicio Piasentini. “Conoscevo don Antonio da quando ero bambino e frequentavo la casa dei suoi genitori. Lui e suo fratello, padre Roberto, sono stati per me figure di grande spessore ed esempio. Era straordinariamente mite, ma allo stesso tempo il suo sguardo e le sue parole ci trasmettevano autorevolezza e forza. È stato per tanti un riferimento e un modello di vita. La sua esperienza in Brasile, il suo ritorno obbligato, la conduzione della parrocchia del Duomo di Rovigo e poi del Seminario. La sua esperienza in cattedrale ad Adria: un bravo sacerdote e una persona con una immensa carica e umanità. Ricordo le sue omelie di fine teologo, ma semplici e perfette al contempo, capaci di farti immergere in una dimensione di grande spiritualità e profonda serenità”.
Il primo cittadino conclude: “Don Antonio Donà mancherà a tutti noi, alle tantissime persone che lo hanno conosciuto, ma resterà per sempre nei nostri cuori e nell’anima della gente di San Martino di Venezze, il suo paese, il paese che amava”.

 

 

fonte: LaVoce Rovigo G. C.

Don Antonio Donà ci ha lasciati.

Articolo del 02.05.2020 - Scritto da civicovenezze in Eventi | Notizie - (0 Commenti)

La notizia è  di quelle che lascia senza parole, increduli e sconcertati: Mons Antonio Donà  ha concluso il suo pellegrinaggio terrestre ed è andato incontro al Padre Celeste.
E’ con queste parole che il vicario della cattedrale di Adria, venerdì primo maggio ha diffuso la ferale novità, accompagnata dalla esortazione ad elevare una preghiera “di suffragio per l’anima del nostro amato parroco, affinché il Signore gli conceda il premio per tutto
il bene che ha compiuto non solo nella nostra parrocchia, ma in tutta la sua vita presbiteriale”.
Mons Antonio Donà, era molto amato a San Martino, dove era arrivato con la  sua famiglia negli anni 60, e dove aveva celebrato la sua prima messa nel giugno del 1970.
Partito quasi subito per la missione diocesana di Caculé, nello stato di Bahia, in Brasile, nella quale rimase fino al 1981 e dove ritornò dopo qualche anno per una visita accompagnando l’allora parroco Don Mario Michielotto.
Al suo rientro in Polesine aveva trascorso un biennio a Grignano, prima di assumere la guida della parrocchia del Duomo di Rovigo dove è rimasto per 18 anni.
Veniva poi chiamato al rettorato del seminario, incarico che ricoprì per 13 anni, fino al settembre 2016 quando  diventa arciprete della Cattedrale di Adria raccogliendo l’eredità di mons. Mario Furini.
Da diversi mesi aveva dovuto lasciare la Cattedrale per recarsi nella Casa del Clero di Rovigo e dedicarsi alle cure di quel male che alla fine lo ha visto soccombere.
E’ sempre difficile in questo periodo di emergenza sanitaria ricevere questo tipo di notizie che lascia di stucco anche per la impossibilità di poter esternare il proprio dolore e la propria vicinanza ai familiari, ma pensiamo che la comunità tutta sia vicina a fratelli sorelle e nipoti.

Dall’archivio parrocchiale riportiamo qualche ricordo di Don Antonio:

 

 

 

 

 

fonte: civicovenezze

Sulla scia delle evoluzioni nazionali e regionali, anche il sindaco Piasentini non aspetta il 4  maggio per concedere ulteriori aperture per quanto riguarda i cimiteri, i parchi e le sommità arginali, e lo ha fatto tramite l’ordinanza con data odierna della quale riportiamo un ampio stralcio:
Comune di San Martino di Venezze ORDINANZA 11 DEL 28 APRILE 2020
Si pubblica di seguito il testo dell’ordinanza 11/2020 in data odierna, contenente nuove disposizioni per limitare la diffusione del contagio da Virus Covid 19. Le disposizioni sono in vigore dal giorno 28 aprile 2020 fino a revoca del Sindaco o provvedimenti nazionali o regionali

IL SINDACO….
…. omissis…..

RITENUTO, in questo momento, al fine di non ingenerare nella cittadinanza ulteriori incertezze e disagi, o errori di comportamento sanzionabili, conseguenti al mancato rispetto delle norme, di emanare la seguente ordinanza, recependo in particolare le ultimi disposizioni del Presidente della Regione Veneto, e per quanto in esse non disposto, le previsioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri;
tutto ciò premesso e considerato
Richiamato l’art. 50 del D.L.G.S. 18 agosto 200 n. 267 e s.m.i.;

ORDINA

1. revoca delle precedenti ordinanze di chiusura cimiteri comunali del capoluogo e della frazione, confermando i normali orari di apertura estivi, rimandando alle precauzioni di cui alla ordinanza n. 42 del 24 aprile 2020, della Regione del Veneto, che prevedono il rispetto del distanziamento di 1 metro tra le persone, l’uso di mascherine e guanti o garantendo comunque l’igiene delle mani con l’utilizzo di liquidi disinfettanti;

2. revoca delle precedenti ordinanze di chiusura dei parchi di proprietà comunale e di divieto di transito della sommità arginale su tutto il territorio comunale, rimandando in questo caso alle precauzioni di cui alla ordinanza n. 43 del 27 aprile 2020, della Regione del Veneto, che consente gli spostamenti individuali per attività motoria all’aria aperta, anche con bicicletta o altro mezzo, con divieto di assembramenti e con obbligo del rispetto della distanza di metri 1 tra le persone, salvo quelle accompagnate in quanto minori o non autosufficienti, utilizzando mascherina e guanti, garantendo comunque l’igiene delle mani con l’utilizzo di liquido igienizzante, e altresì quanto disposto dal DPCM 26 aprile 2020, per quanto attiene il rispetto del divieto di assembramento di persone in luoghi pubblici e privati, la distanza interpersonale di metri 1 e in particolare, l’espresso divieto dell’uso delle attrezzature per il gioco dei bambini, per le quali si conferma la chiusura;

3. In applicazione del DPCM del 26 aprile 2020 non è consentito comunque svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto (in gruppo, crocchi di persone, giochi di gruppo dei bambini, picnic e grigliate, ecc…); è consentito invece svolgere individualmente, ovvero con accompagnatore per i minori o le persone non completamente autosufficienti, attività sportiva o attività motoria, purchè comunque nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di metri 2 per la attività sportiva e di almeno metri 1 per ogni altra attività;

4. La presente ordinanza svolge i propri effetti dalla data del 28 aprile 2020 fino a nuove diverse disposizioni nazionali o regionali, o fino a revoca da parte del Sindaco, nel caso venissero accertati da parte delle Forze dell’Ordine, della Polizia Locale o di personale delegato dal Sindaco, comportamenti difformi tali da causare potenziali rischi per la salute pubblica;

5. Agli Agenti e Ufficiali di Polizia Giudiziaria e a chi altri spetti, è affidato il compito di far osservare la presente ordinanza.

INFORMA E AVVERTE CHE

In caso d’inottemperanza o ingiustificato ritardo nel dare esecuzione a quanto disposto dal presente saranno applicate le norme vigenti in materia, come previsto dai decreti ministeriali e ordinanze regionali citate in premessa e dalle normative collegate.

RICHIAMA

I cittadini ad un ancora maggiore senso di responsabilità nell’applicazione delle disposizioni emanate, ricordando che stiamo attraversando una fase critica dell’emergenza, nella quale non si registra comunque una significativa riduzione a livello nazionale dei contagi e persiste un elevato e drammatico numero dei decessi,
…..omissis…..

 

Link alla pagina del sito istituzionale del Comune con la possibilità di scaricare l’ordinanza in formato PDF

http://www.comune.sanmartinodivenezze.ro.it/…/ordinanza11.a…

 

 

fonte: civicovenezze

Intervista a Ignazio”Ciccio” Sattin

Articolo del 23.04.2020 - Scritto da civicovenezze in cultura | Eventi | Notizie | Sport - (0 Commenti)

Chi si occupa di sport a San Martino di Venezze non può non aver incrociato Ignazio Sattin detto Ciccio
da 50 anni alla guida del San Martino calcio, che domenica scorsa ha festeggiato le 80 primavere.
Riportiamo di seguito l’intervista che Gabriele Casarin ha realizzato per conto del quotidiano La Voce di Rovigo.

SAN MARTINO DI VENEZZE – Una sorta di istituzione del ciclismo e del calcio polesano. Stiamo parlando di Ignazio Sattin, conosciuto da tutti come “Ciccio”, il presidentissimo del San Martino, alla guida della società rivierasca da ben 50 anni e che domenica scorsa ha raggiunto l’invidiabile traguardo delle 80 primavere. Personaggio carismatico, conosciuto da tutti nell’ambiente per il suo modo di fare schietto, amichevole e per il suo linguaggio sempre molto colorito.

Presidente Sattin, a che età ha iniziato a correre in bicicletta?

“A 9 anni la mia prima gara, da Anguillara fino a Bagnoli di Sopra e ritorno. Poi ho cominciato più seriamente dai 17 anni, passando dalle giovanili ai dilettanti con le società Bordin, Chinaglia, Mantovani e Padovani”.

Dal ’61al ’63 il giovane Sattin ha prestato servizio militare alla Cecchignola a Roma con la Compagnia atleti, dove ha conosciuto molte promesse dello sport nazionale, come Trapattoni, Burgnich, Albertosi, Trebbi e anche Gigi Simoni, l’ex allenatore dell’Inter con cui ha legato molto, instaurando una profonda amicizia.

Qual è stata la vittoria più bella di quegli anni?

“Il campionato triveneto dilettanti a 20 anni con la scuderia Chinaglia, battendo nello sprint finale a Teolo Dino Zandegù, divenuto poi un ciclista famoso”.

Rimpianti per non essere diventato un professionista?

“Qualche occasione mi era capitata: la Bianchi mi aveva fatto una proposta, ma dovevo partire per il militare; si era fatta avanti pure l’Atala, ma poi non se n’è fatto più niente. Ma sono sincero, non rimpiango nulla di quello che ho fatto. Ho girato e ho conosciuto molta gente, facendomi molti amici, come Felice Gimondi, Gianni Motta, Vittorio Adorni. Rifarei tutto allo stesso modo”.

Carattere forte, tempra da vendere, spirito indomito e pochi peli sulla lingua. Peculiarità che a quei tempi gli hanno valso il soprannome di ‘Satana’.

“Da Sattin… a ‘Satana’. Fu il direttore sportivo Rigoni della Padovani a darmi questo soprannome. Per via del cognome, ma forse perché ero un po’ ‘manesco’ ed esuberante (sorride). Forse il motivo per cui non ho fatto molta carriera è perché dicevo sempre ciò che pensavo”.

Sceso dalla bici a 26 anni, “Ciccio” Sattin ha ripreso a lavorare nella bottega di famiglia, cominciando a girare con il suo Fiat 238 celeste, per le vie di San Martino e non solo a vendere frutta e verdura.
Dal ciclismo al calcio il passo è stato breve. Nel 1970 è entrato a far parte della neonata società calcistica dell’Ac San Martino, prima come vicepresidente, divenendo presidente a tutti gli effetti nel 1972. Nel corso degli anni ha portato il San Martino dalla Terza alla Promozione, col periodo d’oro nella prima metà degli anni Novanta. Poi la discesa, fino alla Seconda categoria odierna. E dal ’70 ad oggi è ancora in sella, da ben 50 anni, un record a livello provinciale, e forse anche regionale e non solo.

Il traguardo più importante come presidente del San Martino?

“Il campionato di Promozione nei primi anni Novanta. Avevamo una grande squadra: dai portieri Bottin e Donatoni, ai difensori Boreggio, Borile, Pigato, Gregnanin, Zanirato, Ferrari, passando per Cavriani, Battaglia, Callegaro, Gasparetto, fino ad arrivare a Callegari, Crivellari, Franzolin, Buoso, Sdrusci e Pianta. Ma anche la medaglia d’oro per meriti sportivi da parte dell’allora presidente della Figc Matarrese nel ‘92”.

L’allenatore più carismatico e il giocatore più forte che il San Martino ha avuto negli ultimi 50 anni?

“Corrado Rodighiero come allenatore e Lele Callegari come giocatore. Un ragazzo fortissimo. Bravo di destro, di sinistro, di testa, ci ha fatto vincere molto. Avrebbe potuto far carriera”.

Com’è cambiato il calcio in questi ultimi 50 anni?

“Molto. Il ‘coronavirus’ del calcio, a mio avviso, è stata l’introduzione nei primi anni Duemila dello svincolo dei giocatori al raggiungimento dei 25 anni, oltre alle gare di Serie A in tv. Ormai a vedere le nostre partite non viene quasi più nessuno”.

Calcio attuale e coronavirus. Giusto fermarsi?

“Sì. Bisognerebbe lasciare il campionato così com’è e riprendere casomai a settembre, quando tutto sarà passato, per la sicurezza dei giocatori”.

Calcio e fusioni. In futuro sarà mai possibile un’unica squadra con i rivali storici del Beverare?

“Non saprei. Loro attualmente avevano una bella formazione, gli ho fatto i complimenti. Non so se sarebbero disposti. Io ormai ho i miei anni e spero di trovare qualcuno che possa proseguire su questa strada…”.

Continueremo ancora a vedere “Ciccio” Sattin incitare i suoi ragazzi a bordo campo nei prossimi anni?

“Il tempo passa e diventa sempre più impegnativo trovare le forze per portare avanti una squadra. Spero possano venire avanti collaboratori giovani, con passione e voglia di fare”.
Un personaggio unico nel suo genere, uno sportivo che si è fatto conoscere in lungo e in largo in Polesine e non solo. E con la passione che lo ha sempre contraddistinto, chissà se saprà fare a meno del calcio e dello sport. Uno come lui, abituato alle volate e agli sprint, siamo sicuri avrà ancora fiato per correre.

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fonte:La Voce Rovigo

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