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Gianni Brisolin, una maratona di solidarietà

Articolo del 01.04.2012 - Scritto da civicovenezze in Notizie

 L’ex difensore del San Martino di Venezze ha partecipato alla Sahara Marathon nel deserto.
Raccolti 5 mila euro che sono stati donati in beneficenza per i profughi africani Saharawi 

ROVIGO – Esperienze sportive e storie che segnano la vita di una persona. Gianni Brisolin è un ex difensore del San Martino di Venezze, “giramondo” del calcio con alle spalle le avventure di Anderlecht e Padova. Il tecnico di Anguillara Veneta, noto per una lunga carriera difensiva anche nelle fila di Cavarzere, Loreo e Canaro, è ancora scottato dall’esonero shock con i Giovanissimi del Mezzocorona. Dal calcio al podismo, ecco la sfida vinta da Brisolin. L’allenatore si è preparato alla faticosissima Sahara Marathon nel deserto. Il 36enne è arrivato al traguardo e soprattutto ha fatto un regalo d’oro ai profughi bisognosi della zona. Grazie al passaparola, all’impegno di amici e al supporto di sponsor preziosi, Brisolin ha raccolto oltre 5mila euro che saranno destinati ai bambini del luogo. Nella città di Smara, infatti, sorgerà un teatrino per bambini. Il mister avventuriero, sempre pronto ad accettare le nuove sfide, racconta l’indimenticabile trasferta nel deserto. Un mix di emozioni, umori e sentimenti che difficilmente si possono vivere nella vita di tutti giorni. Riepilogate in questa intensa chiacchierata.
 Cosa hai provato a correre nel deserto?
“Correre nel deserto è stupendo. Nessun suono, nessun rumore, riesci a sentire il battito del tuo cuore se ti concentri un po’. E’una sensazione difficile da spiegare; favorisce l’attività introspettiva, la riflessione oltre che la fatica… non so se mi spiego. L’unico pensiero conscio e mettere un passo di fronte all’altro, solo questo; è incredibile come ti vengano alla mente le risposte ai quesiti più importanti proprio dove non c’è nulla, un ‘esperienza che consiglio a chiunque. Già a partire dall’anno prossimo”.
Qual è stato il momento più faticoso della maratona?
“Il momento più difficile è stato a partire dal 23esimo chilometro. Avevano detto che il percorso sarebbe stato tutto sterrato. In realtà, sono apparsi ben chilometri di dune con ‘lingue di fuoco’, di sabbia intendo, impressionanti, un po’ come correre in spiaggia a Rosolina, ma per di più in salita. Finiti gli otto chilometri, iniziano gli ultimi 12-13 e li è da morire, con 37 gradi di calore, una vera sfida con se stessi”.
Quanti fondi hai raccolto per i profughi del Saharawi?
“Ho raccolto 5mila e 270 euro. Tutto devoluto al popolo saharawi. Sorgerà al centro medico della città di Smara, di 60mila abitanti, il teatrino per bambini ‘Gianni Brisolin’. Un traguardo incredibile se si pensa all’esiguità della cifra. Purtroppo, un operaio guadagna 100 euro al mese, una sproporzione inaccettabile con il mondo occidentale”.
 Come hanno reagito le persone che ti stanno accanto a questa tua ennesima e avvincente sfida?
“Solidarietà dilagante. Tutto è nato per gioco, è stata veramente una sorpresa anche per me. Sono certo che l’anno prossimo i partecipanti da tutto il mondo non saranno solo 79, ma molti di più”.
Pensi ad altre “mission impossible” o ti concentrerai solo sulla carriera da mister?
”Adesso, meritato riposo, basta scommesse. Una ventina di italiani, la sera in cui abbiamo festeggiato, aveva pensato di coinvolgermi nella preparazione della 100 chilometri del Passatore con un’altra scommessa, ma direi che per un paio d’anni non si fa più nulla. Ho ancora la sabbia del deserto nelle orecchie. Inoltre, ci tengo a sottolineare che io ero uno dei pochi non maratoneti professionisti. Uno dei miei compagni di camerata aveva fatto 120 maratone, di cui 15 volte la 100 chilometri del Passatore. Io ero alla mia seconda maratona in 12 anni”.
Da maratoneta a scrittore. Anticipa qualcosa ai lettori della tua fatica letteraria.
“Presto scriverò un libro: ‘Vita da magistrato onorario’, ma non voglio anticipare nulla, sarà un’autentica sorpresa”. 

Fonte: Alessandro Garbo, La Voce di Rovigo

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