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Riapre la scuola con l’augurio del parroco

Articolo del 12.09.2020 - Scritto da civicovenezze in Eventi | Notizie | Scuola

Siamo ormai alla vigilia della riapertura del nuovo anno scolastico, con il rientro nell’edificio Scuola, la didattica in presenza.
In questa occasione il nostro parroco Don Giuliano Zattarin ha inviato un augurio per questa nuova ripresa, che di seguito riportiamo:
A tutti i bambini e ragazzi che il 14 settembre torneranno a scuola

Carissimi,
si riparte; tutte e tutti a scuola!
Sono certo che non l’avete scordato; il 5 Marzo le scuole erano state chiuse in tutta Italia.
Maestre, maestri ed insegnanti ci hanno fatto sentire la loro vicinanza.
Siamo però sinceri: la didattica a distanza è stata di aiuto, forse utilissima, ma insufficiente e inadeguata. Ora che si torna, siamo più coscienti che l’educazione richiede presenza; la nostra intelligenza si forma nel rapporto vivo e autentico con gli altri, compagne e compagni, maestre, maestri ed insegnanti. Presenza dunque e contatto fondamentali! E non saranno certo le mascherine o il distanziamento dei banchi a impedirci di FARCI PROSSIMO dei nostri compagni e compagne. Non dobbiamo mai dimenticare che la scuola è guardarsi negli occhi ed essere chiamati per nome. Soltanto in questo modo avanzeremo tutti insieme, senza lasciare indietro nessuno. L’augurio che ci facciamo è quello di tornare in classe in tutta sicurezza.
Con affetto
Don Giuliano

Unendoci agli auguri, ci sentiamo di condividere anche un paio di riflessioni:
W LA SCUOLA!
Senza scuola non si fa un Paese. Senza scuola va a finire che poi finisce la libertà. Che non si pensa più. E se non si pensa, si diventa banali e oscuri come il male. La scuola è nata dalla Costituzione. Non può escludere nessuno. E nessuno per qualsiasi motivo può restare indietro. Senza la scuola non conosciamo le parole. Non possiamo sapere quanto misura la circonferenza di un fiore, la distanza che c’è tra noi e una stella. Senza la scuola non impariamo a pensare. La scuola è il sale della democrazia come la democrazia è il sale della scuola.
Fra poco si ricomincia. Si discute solo di sicurezza. Ma il paziente-scuola resterà di fatto ancora in terapia intensiva? Il problema vero è che la drammatica vicenda del virus ha indebolito e fiaccato ulteriormente la sua resistenza. Per risollevare la scuola italiana dalla sua condizione di malattia non sarebbe necessario allora prevedere una terapia d’urto?
Partiamo dalla consapevolezza che la RELAZIONE non è qualcosa che si aggiunge alla didattica come una sua appendice esterna, ma è la condizione di ogni didattica. Dunque non esiste didattica a distanza. La tecnologia non può supplire alla vita comunitaria della scuola. La scuola è innanzitutto una comunità di amici e non una somma di solitudini. Per cui abbiamo bisogno, alunni ed insegnanti, di guardarci negli occhi per renderci conto che senza la scuola, fatta di persone e di comunicazione viva, ci si impoverisce culturalmente e spiritualmente.
W LA SCUOLA!

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