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Palmina del Frutteto di San Martino di Venezze durante il lavoroSAN MARTINO DI VENEZZE – Sono in pochi a sapere il suo cognome, Spada. Per tutti è la “Palmina”: la signora del frutteto di San Martino di Venezze.

Aveva appena tredici anni, al tempo dell’alluvione, quando per la prima volta poté osservare la “busta paga” che il papà gli consegnava dopo averla ritirata dalla direzione della società Cogo di Verona, proprietaria del frutteto a San Martino.

Una grande azienda che produceva frutta di qualità apprezzata dai consumatori e contesa dai migliori mercati veneti, con conseguente prestigio a favore del piccolo paese mediopolesano.

Palmina fu subito impegnata assieme alla numerosa schiera di altre operaie, alla cernita e confezione dei prodotti nelle grandi sale frigo, fino a quando i nuovi proprietari, Raffaelli, decisero di assegnarla al chiosco per la vendita della frutta prodotta dall’azienda stessa.

Qui avrà modo di affinare quelle doti di umanità e gentilezza con i clienti, che proseguirà per quarant’anni con il nuovo proprietario, Zerbinati, che estende la vendita anche alla verdura.

Non ha mai fatto pesare a nessuno ciò che regalava oltre il pesato o la caramellina sempre pronta per i bambini al seguito dei genitori. I tanti clienti, paesani o di altri paesi oltre a quelli di città con i quali s’intratteneva per lo scambio di opinioni o per dare qualche consiglio, uscivano tutti dal negozio sempre soddisfatti e propensi al ritorno.

Oggi, dopo sessant’anni d’ininterrotto lavoro, e dopo aver passato il testimone alla giovane destinata a sostituirla, Palmina ha lasciato quel negozio che aveva creato con tanta cura, e tanta passione per invogliare sempre l’acquirente.

Dagli attuali proprietari, i Reato, Palmina ha ricevuto una tangibile testimonianza accompagnata da parole di ringraziamento e di augurio per il meritato riposo condiviso da quelle migliaia di persone che hanno apprezzato il senso del dovere, la sua intelligente umanità e soprattutto quella carica di simpatia espressa dall’incoraggiante sorriso.

Fonte: La Voce di Rovigo del 24.02.2011

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